Pietro's profileTra le parole...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    July 13

    Ti sorrida la notte che viene

     

     
     
     
    Ti sorrida la notte che viene
    ti accarezzi con dita leggere
    che l’abbraccio del buio sia lieve
    come questo profumo d’estate,
    ora ha mani di donna la sera
    ha capelli che sanno di luna
    e il tuo volto posato sul seno,
    lei ti culla con storie di vento
    di quel vento rubato al tramonto
    mentre intreccia al tuo collo ghirlande
    sogni d’acqua ed antiche parole
    il suo soffio odoroso di tigli
    scorre piano sui tuoi occhi chiusi.
    Ti sorrida la notte che viene
    con quel grido randagio di vita
    sopra tetti macchiati di luce,
    ora ha labbra di donna la sera
    ha il respiro dell’erba tagliata
    e un papavero rosso di sole
    da lasciarti vicino al cuscino
    mentre scivola lenta dal cielo
    ti accarezza il suo pianto sottile
    che rimane a brillarti sul viso
    .

     
    © Maria Daniela Sassi

     
    Potete ascoltare la bella versione musicata e cantata da Daniele Locchi,
    cliccando sul link qui sotto:
     
     
     
    Lo spazio di Daniela: 

    Pagine bianche

    Fuoco nero tra schiuma di mare
     
    March 04

    LA NOTTE BELLA


      Devetachi il 24 agosto 1916


      Quale canto s'è levato stanotteVan Gogh, Notte stellata 1889
      che intesse
      di cristallina eco del cuore
      le stelle
     
      Quale festa sorgiva
      di cuore a nozze
     
      Sono stato
      uno stagno di buio
     
      Ora mordo
      come un bambino la mammella
      lo spazio
     
      Ora sono ubriaco
      d'universo

      Giuseppe Ungaretti (L'Allegria, 1914-1919)
      
    February 21

    Mi nasconda la notte...

     
     
        Mi nasconda la notte e il dolce vento.
        Da casa mia cacciato e a te venuto
        mio romantico amico fiume lento.

     

        Guardo il cielo e le nuvole e le luci
        degli uomini laggiù così lontani
        sempre da me. Ed io non so chi voglio
        amare ormai se non il mio dolore.

     

        La luna si nasconde e poi riappare
        - lenta vicenda inutilmente mossa
        sovra il mio capo stanco di guardare.

     

        Sandro Penna

      

      

     
    February 18

    Stasera

     
     
       Balaustrata di brezza
      per appoggiare stasera
      la mia malinconia
     
      G. Ungaretti
     
     
     
     
     
    October 20

    Hikmet

              

     

         Nazim Hikmet    

                                                                           

                                                                                                                

     
     
      1948
     
     
      I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
      che tu venga all'ospedale o in prigione
      nei tuoi occhi porti sempre il sole.
     
      I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
      questa fine di maggio, dalle parti d'Antalya,
      sono così, le spighe, di primo mattino;
     
      i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
      quante volte hanno pianto davanti a me
      son rimasti tutti nudi, i tuoi occhi,
      nudi e immensi come gli occhi di un bimbo
      ma non un giorno han perso il loro sole;
     
      i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
      che s'illanguidiscano un poco, i tuoi occhi
      gioiosi, immensamente intelligenti, perfetti:
      allora saprò far echeggiare il mondo
      del mio amore.
     
      I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
      così sono d'autunno i castagneti di Bursa
      le foglie dopo la pioggia
      e in ogni stagione e ad ogni ora, Istanbul.
     
      I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
      verrà giorno, mia rosa, verrà giorno
      che gli uomini si guarderanno l'un l'altro
      fraternamente
      con i tuoi occhi, amor mio,
      si guarderanno con i tuoi occhi.
     
                     *** 
      
      1948
     

      In questa notte d'autunno
      sono pieno delle tue parole
      parole eterne come il tempo
      come la materia
      parole pesanti come la mano
      scintillanti come le stelle.
      Dalla tua testa dalla tua carne
      dal tuo cuore
      mi sono giunte le tue parole
      le tue parole cariche di te
      le tue parole, madre
      le tue parole, amore
      le tue parole, amica.
      Erano tristi, amare
      erano allegre, piene di speranza
      erano coraggiose, eroiche
      le tue parole
      erano uomini.
     
            ***
     
     
       Mosca, 1956
     

      C'è un albero dentro di me
      trapiantato dal sole
      le sue foglie oscillano come pesci di fuoco
      le sue foglie cantano come usignoli
     
      è un pezzo che i viaggiatori sono scesi
      dai razzi sul pianeta ch'è in me
      parlano una lingua che ho udito in sogno
      non ordini non vanterie non preghiere
     
      in me c'è una strada bianca
      le formiche passano coi semi di grano
      i camion passano col chiasso delle feste
      ma il carro funebre - è proibito - non può passare
     
      in me il tempo rimane
      come una rossa rosa odorosa
      che oggi sia venerdì domani sabato
      che il più di me sia passato che resti il meno
              non importa.
     
                       ***
     
     
      Bakù, 1957
     

      La tristezza sulle mie spalle
      è una camicia di tela da vela
      lavata all'acqua di mare
          con una spazzola di ferro
      sul ponte spazzato dal vento.
      E in questo villaggio del sud, senza sosta né tregua,
      il sole rosseggia e si gonfia di miele
      sulle fanciulle e dentro le albicocche.

                   ***
     
     
      Mosca, 1959
     

      Ti amo come se mangiassi il pane spruzzandolo di sale
      come se alzandomi la notte bruciante di febbre
          bevessi l'acqua con le labbra sul rubinetto
      ti amo come guardo il pesante sacco della posta
          non so che cosa contenga e da chi
          pieno di gioia pieno di sospetto agitato
      ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo
      ti amo come qualche cosa che si muove in me
         quando il crepuscolo scende su Istanbul poco a poco
      ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.
                         
                        ***
     
     
      Berlino, 1960
     

      In questa stagione calda penso a te
      la tua nudità il tuo collo il tuo polso
      il tuo piede sdraiato sul divano
          come una rondine bianca
      quello che mi dicevi
     
      in questa stagione calda penso a te
      non so che cosa penso di più
      quello che vedevo con gli occhi
          il tuo collo il tuo polso il tuo piede nudo
      oppure quello che mi dicevi
         donandoti a me
     
      in questo calore giallo penso a te
      in questo calore giallo in una stanza d'albergo
          pensando a te
             mi spoglio della mia solitudine
      della mia solitudine che somiglia alla morte.
     
                         ***

     

      Berlino, 1961


      Nelle mie braccia tutta nuda
          la città la sera e tu
      il tuo chiarore l’odore dei tuoi capelli
          si riflettono sul mio viso.

      Di chi è questo cuore che batte
          Più forte delle voci e dell’ansito?
      è tuo è della città è della notte
          o forse è il mio cuore che batte forte?

      Dove finisce la notte
          dove comincia la città?
      dove finisce la città dove cominci tu?
          dove comincio e finisco io stesso?

                        

                           ***

      

       Mosca, 1961


      L’assenza dondola nell’aria come un batacchio di ferro
      martella il mio viso martella
      ne sono stordito

      corro via l’assenza m’insegue
      non posso sfuggirle
      le gambe si piegano cado

      l’assenza non è tempo né strada
      l’assenza è un ponte fra noi
      più sottile di un capello più affilato di una spada

      più sottile di un capello più affilato di una spada
      l’assenza è un ponte fra noi
      anche quando
      di fronte l‘uno all’altra i nostri ginocchi si toccano.

                               

                                *** 

     

       Mosca, 1961


      Le sei del mattino.
      Ho aperto la porta del giorno ci sono entrato
      ho assaporato
      l’azzurro nuovo nelle finestre
      le rughe della mia fronte di ieri
      sono rimaste sullo specchio

      sulla mia nuca una voce di donna
      tenera peluria di pesca
      e le notizie del mio paese alla radio

      vorrei correre d’albero in albero
      nel frutteto delle ore

      verrà il tramonto, mia rosa
      e al di là della notte
      mi aspetterà
      spero
      il sapore di un nuovo azzurro.

     

                      ***

      

      1943

     

      Amo in te
      l'avventura della nave che va verso il polo
      amo in te
      l'audacia dei giocatori delle grandi scoperte
      amo in te le cose lontane
      amo in te l'impossibile
      entro nei tuoi occhi come in un bosco
      pieno di sole
      e sudato affamato infuriato
      ho la passione del cacciatore
      per mordere nella tua carne.

      amo in te l'impossibile
      ma non la disperazione.

     

                 ***

      

      1947
     

      Ho sognato della mia bella
      m'è apparsa sopra i rami
      passava sopra la luna
      tra una nuvola e l'altra
      andava e io la seguivo
      mi fermavo e lei si fermava
      la guardavo e lei mi guardava
      e tutto è finito qui.
            
               ***

     

      1948


      Anima mia
      chiudi gli occhi
      piano piano
      e come s'affonda nell'acqua
      immergiti nel sonno
      nuda e vestita di bianco
      il più bello dei sogni
      ti accoglierà

      anima mia
      chiudi gli occhi
      piano piano
      abbandonati come nell'arco delle mie braccia
      nel tuo sonno non dimenticarmi
      chiudi gli occhi pian piano
      i tuoi occhi marroni
      dove brucia una fiamma verde
      anima mia.

     

                     ***

     

      1948


      I giorni sono sempre più brevi
      le piogge cominceranno.
      La mia porta, spalancata, ti ha atteso.
      Perché hai tardato tanto?

      Sul mio tavolo, dei peperoni verdi, del sale, del pane.
      Il vino che avevo conservato nella brocca
      l'ho bevuto a metà, da solo, aspettando.
      Perché hai tardato tanto?

      Ma ecco sui rami, maturi, profondi
      dei frutti carichi di miele.
      Stavano per cadere senza essere colti
      se tu avessi tardato ancora un poco

     

                        ***

     

      1949


      Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
      sei la mia carne che brucia
      come la nuda carne delle notti d'estate
      sei la mia patria
      tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
      tu, alta e vittoriosa
      sei la mia nostalgia
      di saperti inaccessibile
      nel momento stesso
      in cui ti afferro.

     

                 ***

     

      Mosca, 1962


      Ti sei stancata di portare il mio peso
      ti sei stancata delle mie mani
      dei miei occhi della mia ombra
      dei miei tradimenti

      le mie parole erano incendi
      le mie parole erano pozzi profondi
      le mie parole erano stanchezza, noia serale,

      un giorno improvvisamente
      sentirai dentro di te
      il peso dei miei passi
      che si allontanano esitando

      quel peso sarà quello più grave.

     

                      ***

     

      1948


      La vita non è uno scherzo.
      Prendila sul serio
         come fa lo scoiattolo, ad esempio,
      senza aspettarti nulla
          dal di fuori o nell'al di là.
      Non avrai altro da fare che vivere.

      La vita non é uno scherzo.
      Prendila sul serio
      ma sul serio a tal punto
      che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
      o dentro un laboratorio
          col camice bianco e grandi occhiali,
      tu muoia affinché vivano gli uomini
      gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
      e morrai sapendo
      che nulla é più bello, più vero della vita
     
      Prendila sul serio
      ma sul serio a tal punto
      che a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
      non perché restino ai tuoi figli
      ma perché non crederai alla morte
          pur temendola,
      e la vita peserà di più sulla bilancia.

     

                       *** 

     

      1942


      Il più bello dei mari
      è quello che non navigammo.
      Il più bello dei nostri figli
      non è ancora cresciuto.
      I più belli dei nostri giorni
      non li abbiamo ancora vissuti.
      E quello
      che vorrei dirti di più bello
      non te l'ho ancora detto

     

      Nazim Hikmet

     
     
    October 10

    Lampare

     
     
    Fermo, immobile istante                      Salvador Dalì - Giovane donna in piedi alla finestra (1925) Olio su tela, 103x75
    di luce di lampare
    fermi disegni chiari
    sul nero dell'abisso,
    canto lieve del mare
    che mi accarezza il viso,
    sale dentro, sottile
    una gioiosa pena
    calda marea di sogni
    veloci verso il cielo,
    l'attonito stupore
    dell'orizzonte scuro
    mi sussurra il mistero
    silente delle voci
    e disegna di muti
    accesi lampi il viso
    irridente i miei sogni della luna,
    tra liquidi stellati
    di cieli immoti e mari
    di rotte sconosciute
    nell'incantato enigma
    di questo nostro andare.
     

    © Daniela Sassi